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Diga di Casanuova: il ciclo di invasi raggiunge quota 300 m.s.l.m.

News n. 04 – Marzo 2026 – 

Raggiunta la quota di 300 m.s.l.m. alla diga di Casanuova sul fiume Chiascio. La fase di collaudo tecnico speciale dell’impianto nel Comune di Valfabbrica ha conosciuto un ulteriore, importante, traguardo: il nuovo ciclo di carico ha permesso l’innalzamento delle acque invasate fino al massimo livello fino ad ora autorizzato dalla sede di Perugia dell’Ufficio Tecnico delle Dighe, per un volume di circa 35 milioni di metri cubi. L’altezza della diga, arrivata a 300 m.s.l.m. nel gennaio 2026, sarà mantenuta stazionaria per circa cinque mesi in cui verranno verificate le condizioni di sicurezza e accertate l’affidabilità, la tenuta dello sbarramento e l’efficacia degli interventi di stabilizzazione del versante in destra idrografica del bacino. Tutto questo sarà propedeutico al raggiungimento di 305 m.s.l.m. corrispondente a un volume di invaso pari a circa 52.000.000 mc.

 

Diga Chiascio_sbarramento

Vista complessiva dello sbarramento e delle opere accessorie.

 

Il percorso autorizzativo del collaudo sperimentale – L’innalzamento agli attuali 300 m.s.l.m. rappresenta il secondo step previsto dal terzo ciclo degli invasi sperimentali alla diga di Casanuova sul fiume Chiascio, ai sensi del DM 94/2024. L’istanza di autorizzazione per questo nuovo ciclo di carico è stata presentata il 9 giugno 2025 da EAUT, ottenendo il nulla osta a procedere il 5 settembre 2025 dall’Ufficio Tecnico delle Dighe (sede Firenze – Perugia) e dando così il via al progressivo carico che dà seguito a un percorso sperimentale avviato nell’aprile del 2021 a seguito degli interventi di delocalizzazione dello scarico di fondo e di stabilizzazione del versante destro della diga di Casanuova. La prima fase ha previsto il raggiungimento della quota 292 m.s.l.m. ed è stata condotta attraverso due cicli di invasi sperimentali, con i dati di monitoraggio raccolti, le relazioni progettuali e le analisi interpretative che sono stati oggetto di approfondita valutazione da parte della Direzione Generale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Le verifiche hanno evidenziato un riscontro positivo sull’efficacia degli interventi realizzati da EAUT per la stabilizzazione e la messa in sicurezza del versante, certificando una progressiva riduzione delle velocità di spostamento medie su intervalli pluriennali, in linea con le previsioni progettuali e con il modello numerico di riferimento. A seguito di tali risultati sono state installate ulteriori strumentazioni di monitoraggio che hanno anticipato la richiesta di EAUT per l’innalzamento a 300 m.s.l.m.

Opera di presa della Diga di Casanuova

Vista del bacino dall’opera di presa. In primo piano l’opera di stabilizzazione.

 

Verso la quota finale e l’entrata in esercizio – In corrispondenza dello stazionamento alla suddetta quota dovrà essere eseguita una campagna di misure straordinaria, in grado di cogliere i movimenti profondi del versante e di rappresentare il comportamento del complesso corpo diga – rilevato di stabilizzazione – versante in frana, relazionando nel merito – al termine di questa fase di invaso – tramite specifico Rapporto tecnico. I risultati che scaturiranno da questa campagna e dalle valutazioni circa l’interazione tra il progressivo spostamento registrato del versante e le quote di invaso (e altre grandezze di interesse) determineranno, tenendo presente le stime del modello numerico realizzato in collaborazione con il Dipartimento di ingegneria dell’Università di Roma III, l’esito dell’attuale fase.

Il buon esito della stessa, una volta effettuato lo scarico alla quota e con le tempistiche da definire, sarà propedeutico alla fase conclusiva per il raggiungimento di 305 m.s.l.m. Quest’ultimo quota consentirà di mantenere la diga di Casanuova in esercizio sperimentale, con un livello di invaso, autorizzato corrispondente ad un volume di invaso pari a circa 52.000.000 mc., che renderà disponibile la risorsa idrica per l’approvvigionamento irriguo di gran parte del territorio della valle Umbria verso Trevi e per le necessità idropotabili del sistema Perugino-Trasimeno.

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