News n. 05 – Marzo 2026 –
L’entrata in servizio ordinario della diga di Montedoglio è stata seguita dall’approvazione da parte della Prefettura di Arezzo del nuovo Documento di Protezione Civile predisposto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti tramite la sede coordinata di Perugia dell’Ufficio Tecnico per le Dighe di Firenze. Alla redazione del documento hanno contribuito anche l’autorità idraulica competente per l’alveo di valle, la Protezione Civile Regionale ed EAUT come gestore dell’infrastruttura.
Obiettivi e destinatari – Il Documento di Protezione Civile, redatto secondo gli indirizzi della Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2014, definisce le condizioni per l’attivazione del sistema di Protezione Civile e le comunicazioni e procedure tecnico-amministrative da attuare nel caso di eventi, temuti o in atto, che coinvolgano l’impianto di ritenuta o una sua parte e che risultino rilevanti ai fini della sicurezza della diga e dei territori di valle (“rischio diga”) e nel caso di attivazione degli scarichi della diga stessa con portate tali da generare onde di piena o potenziali fenomeni di esondazione (“rischio idraulico a valle”). Il nuovo documento relativo alla diga di Montedoglio costituisce il punto di riferimento per la pianificazione delle procedure di emergenza a livello provinciale e locale nei territori potenzialmente interessati dagli effetti derivanti dalla presenza della diga, definendo anche il quadro di riferimento per la redazione del Piano di Emergenza Diga (PED) relativo ai territori che possono essere interessati dagli effetti derivanti dalla presenza della stessa. Il Prefetto di Arezzo, dottor Clemente Di Nuzzo, ha trasmesso il testo approvato ad EAUT e ne ha inviato poi copia anche alle forze di polizia, agli enti locali e alle altre articolazioni territoriali operative: Dipartimento della Protezione Civile, Regione Toscana / Protezione Civile – S.O.U.P. Sala Operativa Unificata Permanente, Regione Toscana / CFR – Centro Funzionale Regionale, Regione Toscana / Autorità idraulica – Genio Civile Valdarno Superiore, Prefettura di Perugia, Provincia di Arezzo – Servizio Protezione Civile, Questura di Arezzo, Comando Provinciale dei Carabinieri di Arezzo, Comando dei Vigili del Fuoco Arezzo, D.G. Dighe – U.T.D di Firenze, D.G. Dighe – U.T.D di Firenze – sede coordinata Perugia, D.G. Dighe di ROMA, Comune di Anghiari, Comune di Sansepolcro e Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Settentrionale.

Montedoglio. Paramento di monte e bacino.
I contenuti e le fasi di attivazione – I contenuti disciplinano gli avvisi da diramare da parte di EAUT ai vari soggetti competenti che sono chiamati a coordinare e garantire le informazioni agli enti locali del territorio secondo le proprie procedure, assicurando così una gestione strutturata delle comunicazioni e delle procedure operative in caso di emergenza. Il Documento prevede sostanzialmente la possibile attivazione di n. 4 fasi per quanto riguarda il “rischio diga” correlato alla sicurezza della stessa (PREALLERTA: vigilanza ordinaria, ALLERTA: vigilanza rinforzata, ALLERTA: Pericolo – Allarme TIPO 1 e ALLERTA: Collasso – Allarme TIPO 2 ); ad ogni fase, da attivarsi al verificarsi di un determinato evento (idraulico o anche sismico), corrisponde un avviso da diramare da parte del gestore ai vari soggetti competenti. Rientrano tra questi la Protezione Civile Regionale, l’autorità idraulica, la DG Dighe/UTD (competente per territorio) e poi, al crescere della gravità degli scenari di allerta, la Prefettura e il Dipartimento della protezione civile nazionale. I vari soggetti informati dal gestore coordinano e garantiscono le informazioni agli enti locali del territorio secondo le proprie procedure.
Il documento disciplina inoltre il protocollo operativo di comunicazione relativo al “rischio idraulico a valle”, legato all’attivazione degli scarichi della diga con portate che possano comportare fenomeni di onda di piena e rischio di esondazione. In questo caso è prevista l’attivazione di due fasi (PREALLERTA e ALLERTA) con il coinvolgimento da parte del gestore degli stessi soggetti delle fasi omonime relative al “rischio diga” ad eccezione della DG Dighe sede centrale. Nello stesso Documento sono altresì disciplinati gli avvisi inerenti alle manovre volontarie sugli organi di scarico

Montedoglio. Vista complessiva del paramento di monte dal manufatto dello scarico di superficie
Il Piano di Emergenza Diga – Il Piano di Emergenza Dighe (PED), definito dall’art. 4 della Direttiva del P.C.M. del 08.07.2014 è predisposto ed approvato dalla regione, in raccordo con le prefetture-UTG territorialmente interessate con la collaborazione delle province e dei comuni i cui territori sono interessati dalle aree di allagamento conseguenti all’attivarsi degli scarichi e ad ipotetico collasso dello sbarramento.
Tali comuni prevedono (anche nelle more della definizione dei PED), nel proprio piano di emergenza comunale o intercomunale, ai sensi dell’art. 108 del decreto legislativo n. 112/1998 e dell’art. 15 della legge n. 225/1992 e successive modificazioni ed integrazioni, una sezione dedicata alle specifiche misure – organizzate per fasi di allertamento ed operative, congrue con quelle dei PED – di allertamento, diramazione dell’allarme, informazione, primo soccorso e assistenza alla popolazione esposta al pericolo derivante dalla propagazione dell’onda di piena. Tale attività si svolge con il supporto della prefettura-UTG, della provincia e della regione, sulla base dello specifico PED e degli indirizzi regionali.
Quadro Operativo: Questo nuovo protocollo attuativo di Protezione Civile costituito dal Documento in questione rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare il sistema di prevenzione e gestione delle emergenze legate alla diga di Montedoglio, garantendo un coordinamento strutturato tra istituzioni, autorità tecniche e amministrazioni locali a tutela della sicurezza dell’infrastruttura e dei territori situati a valle.